Giorgio Barbetta, Milano 1963 -

Nei miei lavori affronto temi quotidiani e comuni - la perdita, il dolore, l'identità, la morte, il desiderio - proiettandoli nello specchio deformante di un interesse meta-artistico per i rapporti tra immagine artistica, vernacolare, linguaggio verbale comune e letterario, materia.

Tendo a non produrre direttamente opere ex novo, ma partendo da qualcosa di preesistente riconfiguro lo sguardo (“alleno nuovi occhi”) per vederlo in modo diverso e farne di volta in volta uno specchio, un segno, una celebrazione, un tempio e così via. La mia modalità operativa è spesso la serialità, la proliferazione di segni o la traduzione di segni in altri segni.

Nella serie "Cover" ho preso tre opere storicizzate nell’ambito della fotografia artistica di tre epoche diverse e le ho riformulate e rifatte da capo in base a esigenze personali e contemporanee.
In "Fotoromanzi" e in "Sono sempre stato qui" ho utilizzato fotografie vernacolari personali e anonime per creare narrazioni multiple e seriali.
In "Ignari Totius Corporis" ho utilizzato una cicatrice e la sua riproduzione fotografica per sviluppare un viaggio tra segni concatenati e media diversi attraverso le memorie inconsce del corpo.

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