Viaggi minimi

Non c’è bisogno di andare fino all’altro capo del mondo per fare brutte foto, puoi farle benissimo anche qui (*)

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Tutti quanti, quando siamo in viaggio, facciamo turismo fotografico, un genere misconosciuto che risponde tuttavia a regole piuttosto rigorose e rivelatrici. La memoria ad uso personale (foto ricordo rapidamente smarrita nelle memorie del telefono) o relazionale (il selfie da condividere e dimenticare) di luoghi storico-culturali, naturali, ordinari o esotici obbedisce infatti ai percorsi indicati dalle guide online e a imperativi di stupore consigliato dal numero di stelle e commenti.

Qualcosa ci colpisce – colpisce tutti – al primo minuto della nostra presenza in un posto: la bella veduta, il pittoresco, il famoso, l’inconsueto, il terrifico, il curioso, il bizzarro e subito viene sancito dal “sono qui” della foto. Ci colpisce perché lo riconosciamo: è un cliché visivo. Poiché lo riconosciamo ci fa salivare come il cane di Pavlov. In pratica tutti quanti vediamo solo ciò che conosciamo già: il viaggio turistico è in larga parte una conferma dell’assenso sociale riguardo al viaggio stesso, alle sue descrizioni e recensioni. E la fotografia turistica è la riproduzione di altre riproduzioni: siamo immersi nel già visto e rispondiamo a comando cercando attraverso le nostre foto il nostro posto, la nostra collocazione. In questo senso, nella sua apparente banalità, la fotografia turistica è un esempio privilegiato di un atteggiamento estatico generalizzato cui non sfugge nemmeno chi, per distinguersi dalla massa e sembrare persona profonda e di buon gusto, andrà allora a cercare il personale, l'intimo, il ricercato, il solitario...

La fotografia del ricordo collettivo, nel momento in cui è immediatamente socializzata, si trasforma infatti in relazione e ciò che involontariamente mostra è ciò che siamo, ossia ciò che proviamo a occultare, mostrando il nostro profilo migliore. Cosa vogliamo far vedere del nostro mondo? Cosa vogliamo che gli altri vedano e pensino di noi, attraverso ciò che mostriamo loro? La fotografia turistica è sempre un autoritratto differito della nostra generale speranza di far parte di un mondo, collocati nel punto che a noi pare migliore; un ritratto della nostra paradossale ricerca di saldezza, che contiamo di ottenere magicamente per prossimità con ciò che appare impassibile e sempre di fronte, per quanto possiamo girargli attorno: gli oggetti puri della nostra cattura estetica, che tuttavia appaiono e scompaiono nella tremolante presenza dell’immagine tecnica.

Il progetto “Viaggi minimi” mette in scena l'ubiqua fotografia turistica, spostandola dai luoghi deputati a favore di una routine di percorsi del tutto quotidiani e banali. Inizio, percorso e fine del viaggio sono così stabiliti a priori, il numero di foto dipende dalla lunghezza del percorso suddiviso in misure standard e in relative occasioni di “stupore”. Al bello, al suggestivo, al caratteristico, al rilevante sono sostituiti i soggetti di una fotografia vagamente indiziaria ed estemporanea, così che la domanda costante che viene suggerita sia: cosa dunque c’è da vedere qui? Cosa sto guardando? Come voglio essere (visto)?

(vedi sezione Fanzine/Cover)

* Viaggi minimi è un omaggio a Franco Vaccari.


Da Roma Termini a? – mercoledì 3 gennaio 2018, ore 15-16


Roma, da via Urbana a via Crispi a via Urbana, martedì 2 gennaio 2018, ore 13-15


Milano, Viale Gian Galeazzo e Viale Beatrice D’Este – venerdì 19 maggio 2017, ore 16-17.


Da Desio a Milano, giovedì 11 maggio 2017, ore 7,20 – 8,15


Milano, da Crocetta a Centrale – giovedì 4 maggio 2017, ore 17,50-18,10.


Milano, 500 passi dal bar all’ufficio – giovedì 4 maggio 2017, ore 13,30-14.


Da Milano a Desio – mercoledì 3 maggio 2017, ore 18-19.


 

 

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