Eden


Non vedo l’ora di fare una bella gita nella natura, conoscete qualche posto non troppo lontano? (*)


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Queste fotografie sono state scattate nella periferia della città di Desio (MB), in un punto abbastanza centrale di quella città diffusa che occupa gran parte della Pianura Padana. Si tratta di una piccola fetta di terreno di poche centinaia di metri interessata al transito di linee elettriche aeree che ne hanno impedito l’edificazione. Prima lasciata a prato, nel corso del tempo lungo i suoi bordi non coinvolti da potature di controllo la vegetazione è cresciuta in modo spontaneo. La sequenza mostra sia prelievi da Google Maps che ne precisano l’ubicazione, sia foto originali che ne descrivono l’aspetto.


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«Con l’espressione “Terzo paesaggio”, Gilles Clément indica tutti i “luoghi abbandonati dall’uomo”: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili: le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie; le erbacce al centro di un’aiuola spartitraffico…» (Gilles Clément, Manifesto del Terzo paesaggio, Quodlibet). Luoghi già antropizzati e successivamente persi di vista sia dalla pianificazione amministrativa sia dall’interesse economico. Luoghi che entrano così nell’incuria, cioè nell’assenza di cure avendone prima ricevute. Non quindi luoghi incontaminati, selvaggi, mai sfiorati dall’uomo: piuttosto luoghi manipolati che, per distrazione, iniziano a svilupparsi a modo loro, seguendo traiettorie impreviste. Luoghi in cui tutto tende a proliferare assieme, in assenza del controllo umano che in genere riduce drasticamente l’entropia in funzione di un’ordine composto da pochi elementi. Il Terzo paesaggio sembra quindi un paradosso: ha bisogno della mano dell’uomo per sorgere, ma deve potersene tenere lontano per crescere. Metafora vivente di una condizione terza, né umana né naturale, il Terzo paesaggio emerge oggi come tema di riflessione attuale.


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Quando la civiltà umana immagina il proprio opposto allo scopo di definirsi, immagina un Eden incontaminato in pacifico equilibrio o, al contrario, in preda a un proliferare selvaggio e ferino di istinti in conflitto. Chiama questo: Natura. Ciò che accomuna le due immagini opposte è la stabilità: la civiltà nasce dalla memoria degli avi, concepisce se stessa come storia e quindi proietta la stabilità, la dimensione dell’eterno, in una Natura che in questo modo espelle da sé. Pacificata o in lotta, la Natura appare comunque all’uomo come sempre uguale a se stessa. Notte senza fine o luce eterna, entrambe le ipotesi sono un punto cieco dell'umano, escludendo ogni possibilità di visione e quindi di sviluppo. Concepire la civiltà umana come fenomeno naturale, e la Natura a sua volta come prodotto della riflessione umana, sembra quindi difficile, ma per questo appare oggi estremamente necessario.


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